Studi e ricerche

Essere imprenditori nel Lazio: situazione, criticità , opportunità , sfide.
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(Giugno 2012)

Carlo Tiberi risponde...

Premessa

In generale le PMI sono abituate a vivere prevalentemente nei propri microsistemi economici ed imprenditoriali; su di essi sono ben informate e fortemente propositive.

Non appena si tende ad allargare il discorso ai macrosistemi, ogni piccolo imprenditore, analogamente a quasi tutti i cittadini, si esprime proponendo le idee suggerite dai media (i molto diffusi talk show) che da una parte influenzano e dall’altra consolidano opinioni da loro stessi proposte.

Oggi un piccolo imprenditore può concretamente parlare solo di “percezioni personali “ sperando che esse siano uno stimolo di riflessione per un altro “parigrado” interessato ad uno scambio di idee.

Limitandosi quindi a prendere atto di quanto universalmente riportato in merito alle conclamate difficoltà di mercato, di natura economica, gestionali delle risorse umane, vale la pena fare alcune riflessioni sui singoli microsistemi e lasciare a strutture più qualificate ed avvezze a razionalizzare gli eventi, la concettualizzazione finale.

Occorre infine premettere che il settore di appartenenza di chi risponde è quello dei servizi in outsourcing e come tale rappresenta una nicchia. Nato per supportare, anche in forma temporanea, le grandi organizzazioni nei processi al di fuori degli specifici core business, il settore trova una sua continua riallocazione di mercato a condizione di saper operare con competenza e flessibilità. Pertanto questa nicchia non vive di particolari crisi, ma trova la sua motivazione e sfida esistenziale nel sapersi riadattare alle varie attività lavorative.

  • Domanda: Sulla base della sua esperienza, come descriverebbe la situazione attuale del sistema imprenditoriale del Lazio?

    Risposta - Se si rappresenta un piccolo imprenditore come un signore/a che ogni giorno lotta, spesso al limite delle proprie capacità fisiche e mentali, per difendere le proprie attività e per conquistarsi nuovi spazi attraverso nuove idee e soluzioni innovative che consentano il così detto “vantaggio competitivo“ rispetto ai concorrenti, si ha un’immagine concreta e reale della fatica quotidiana di quasi tutti i componenti di questa categoria. La loro motivazione è quella di riuscire ad essere più bravi di altri e protagonisti del proprio futuro.

    Chiunque ponesse oggi, al personaggio descritto precedentemente, la domanda su cosa trova di diverso nel suo lavoro in questi ultimi tempi, si sentirebbe, con certezza quasi matematica, rispondere che l’ambiente di lavoro, inteso come il mercato esterno e la realtà interna, è sostanzialmente mutato.

    Ebbene, se si fotografa il periodo 2009/2011 e lo si compara con quello del 1990/1992, non è difficile riconoscere, per molti versi, le stesse dinamiche comportamentali. Chi ha vissuto l’inizio degli anni ‘90 da piccolo imprenditore, ricorda sicuramente la crescente difficoltà ad acquisire commesse di qualche rilievo economico, che molto spesso, alla fine della fiera, venivano assegnate ad altre strutture ben più grandi, con relazioni migliori e... con buona pace della qualità e del prezzo.

    Ritornando al nostro attuale periodo, è opinione personale che da almeno tre anni si stia esasperando un conflitto tra scelte imprenditoriali basate sulla correttezza e la linearità delle azioni aziendali ed altre, seppur lecite, molto più spregiudicate e sicuramente meno vantaggiose per i consumatori dei prodotti offerti e per le risorse umane impiegate all’interno di quest’ultime aziende. Basti pensare a delocalizzazioni selvagge o a importazioni di dubbia qualità e sicurezza, o anche a politiche contrattuali verso il personale che generano incertezza e scarsa fiducia.

    In altri termini, si sta tornando ad una esasperazione dei comportamenti a danno di una opportuna eticità: le assurde politiche “mors tua, vita mea“ che stanno generando eventi dolorosi e tragici. Si sente spesso dire che le cause di tali comportamenti sono prevalentemente di natura economica, che esasperano gli animi, ma non va trascurato l’affermarsi sempre più evidente di atteggiamenti egoistici che, come quasi sempre si è verificato nel tempo, sono paganti solo in tempi brevi, lasciando successivamente “terra bruciata“.

    In conclusione, si ritiene di dire che la situazione attuale del sistema imprenditoriale del Lazio sia sempre più rischiosa e preoccupante, non necessariamente e contrariamente a quanto in generale si dice, per stretti motivi economici, ma per l’isterismo di alcuni, troppi, comportamenti che impediscono alla massa degli imprenditori seri ed impegnati, la pianificazione di azioni a medio respiro, basate su investimenti mirati e durevoli nel tempo. Si sta, in definitiva, verificando una nervosa alternanza di azioni aggressive e difensive mirate al breve - spesso al brevissimo - termine, senza alcuna concreta riflessione sui danni che tutto ciò può creare.

    Così come in passato, siamo in attesa del solito scatto d’orgoglio della classe imprenditoriale sana (... lasciamoli lavorare sereni ...) che ha sempre svolto il ruolo di pilastro “antisismico“ del tessuto connettivo della Società.


  • Domanda: Qual’ è stato, secondo Lei, l’impatto della crisi economica degli ultimi anni sull’imprenditoria laziale?

    Risposta - Le grandi crisi mondiali si propagano ed hanno effetti misurabili analogamente alle onde generate in uno stagno da un sasso: le prime, più interne, sono robuste; le ultime tendono a scomparire. Le prime generano attenzione, le ultime sono trascurate e di loro ci si accorge solo dopo che ci hanno bagnato i piedi.

    Gli effetti della crisi economica mondiale li abbiamo dapprima rilevati come notizie dai telegiornali e come tali ne abbiamo parlato con attenzione e “competenza“, convinti che le conseguenze di tanti insensati errori non avrebbero toccato le nostre micro realtà, troppo piccole perché il fenomeno ci potesse colpire in modo significativo. Dopo qualche mese, ne abbiamo colto i primi fenomeni riflessi attraverso le politiche bancarie: restrizione del credito, aumento di richieste di garanzie, incremento dei costi per la copertura del rischio, rallentamento dei processi concessivi.

    A ciascuna di queste azioni, gli imprenditori ne hanno fatta corrispondere tenacemente una contraria, che ha prodotto come risultato quello di incagliare ancor più il sistema: se mi presti meno soldi, io non pago o pago in parte, con ritardo, i miei fornitori; se mi chiedi garanzie che non sono in grado di darti, rinuncio ad investire; se aumenti il costo del denaro, cerco di rivalermi sul mercato, quando posso, o sui costi fissi, ad esempio sui costi per il personale.

    Conseguenza del tutto è stato l’affermarsi di comportamenti di chiusura ed attendismo contrari alle logiche imprenditoriali tese a continue espansioni e sviluppi e quindi il più grave impatto della crisi economica, attraverso atteggiamenti di “prudenza“, è stato il danno psicologico teso a minare la fiducia e la grinta, tradizionali ricchezze dei piccoli imprenditori, offrendo il fianco alla arrendevolezza o, peggio, alla scarsa eticità.

    Recuperare la Speranza e successivamente la serenità di giudizio non sarà facile e purtroppo non tutti ci riusciranno.


  • Domanda: Quali sono, a Suo avviso, le maggiori difficoltà che un imprenditore deve affrontare nella nostra regione?

    Risposta - La Regione Lazio è atipica per la presenza della P.A. Centrale e di tutta una serie di organismi nazionali e rappresentanze internazionali: Parlamento, Istituzioni, Ambasciate, FAO, Vaticano ed altri minori. Ad una atipica conformazione del mercato corrisponde una fortemente personalizzata risposta del mondo imprenditoriale, che verso tali realtà si rivolge, cioè il mondo dei servizi. Di questo settore ci sentiamo in grado di parlare.

    In generale le P.M.I. abituate a lavorare sul mercato interno regionale dei servizi, costituito da grandissime realtà le cui strategie mutano e si evolvono su motivazioni esterne al mercato stesso (politica, fenomeni con valenza internazionale, ecc...) sono costrette a privilegiare più di ciascun altro la loro flessibilità – quindi debbono saperlo fare – per adattarsi ai cambiamenti con estrema determinazione e velocità.

    Un esempio è costituito dalla Sanità che, per motivazioni varie sia economiche che organizzative non essenzialmente legate al territorio, ha dovuto rapidamente ristrutturarsi in senso contenitivo, trascinando sulla medesima strada moltissime aziende legate al settore. Alcune di queste sono state in grado di reagire con azioni di diversificazione e ristrutturazione interna, altre stanno lottando per non scomparire. Si può parlare di fatali logiche di mercato, di dimensione d’impresa, ma il tutto è sovrastato da eventi poco intuibili (politica, crisi economica mondiale) o ineluttabili, quali la concorrenza di Paesi che possono produrre a costi troppo inferiori.

    Le maggiori difficoltà, quindi, che un piccolo imprenditore deve affrontare nella nostra regione, sono quelle legate ai comportamenti del suo mercato di riferimento, che per atipicità non consente programmazioni a medio–lungo termine, ma impone sforzi per saper continuamente riadattare e ristrutturare la propria offerta per rispondere alle richieste di Giganti, che nelle loro evoluzioni certo non si pongono il problema dell’indotto lavorativo. Tutto ciò ovviamente costituisce una complicazione giornaliera, che non favorisce certo l’elaborazione di strategie più lungimiranti. In definitiva, la presenza nel Lazio di tutto quel mondo che siamo abituati a chiamare P.A., se da una prima approssimazione può far intuire la disponibilità di un mercato certo e duraturo, una volta ben analizzato, si rivela un notevole vincolo del sistema, operando nei suoi comportamenti al di fuori delle logiche di un suo mercato forse indefinibile.


  • Domanda: Quali provvedimenti potrebbero essere adottati per affrontare i problemi da Lei individuati e per sostenere il sistema imprenditoriale del Lazio?

    Risposta - La valenza di suggerimenti su tale problematica da parte di piccoli imprenditori è fortemente aleatoria. Si possono però fare alcune riflessioni su cosa possono fare gli imprenditori per meglio rispondere al mercato.

    La prima riflessione riguarda la possibilità di fare sistema tra realtà complementari, al fine di proporsi al mercato in una logica globale. Partendo dal fatto che il mercato sia fatto di Giganti con i quali è estremamente difficile discutere su singole soluzioni, occorre imporre il concetto che una organizzazione sia in grado di risolvere con pari competenza tante diverse esigenze, coinvolgendo caso per caso la struttura specialistica più idonea. E’ in sostanza la spinta a sviluppare forme consortili che, oltre a mostrare i muscoli per somma di realtà più piccole, siano struttura commerciale condivisa, ma localizzata in ogni azienda componente, in nome e per conto di tutti i consorziati.

    Una seconda proposta riguarda la possibilità di fare sistema tra aziende dello stesso settore, non già per fare cartello, ma per garantire maggior sicurezza lavorativa agli addetti di ciascuna di esse. Ferma restando la libera concorrenza, l’idea è quella di sottoscrivere un impegno reciproco tra strutture componenti il sistema, per favorire il mantenimento degli spazi occupazionali alle risorse presenti su una specifica commessa, in caso di subentro di un’azienda al posto di un‘altra. Potrebbe apparire ingenuo ed utopico, ma lo è molto meno se si riflette sulle implicazioni contrattuali e sindacali che ogni cessazione o subentro di contratto comporta per una azienda. La soluzione è sostanzialmente diversa nei modi di attuazione rispetto a pseudo obblighi previsti da Leggine sulle quali esistono dubbi di costituzionalità.

    Un‘ultima riflessione può scaturire dal tentativo di suggerire soluzioni a ruota libera e semiserie ad alcuni problemi di tipo operativo.
    • Primo problema: Difesa della dignità, ruolo e realtà aziendale (... siamo PMI ...).

      Soluzione: Albo qualitativo delle Aziende per settore.

      Classifiche su dati oggettivi redatte da organismi idonei.

      Non si tratta di una ennesima certificazione, ma di una graduatoria che valorizzi la realtà aziendale rispetto a quella dei concorrenti.


    • Secondo problema: Difesa degli investimenti nei confronti della P.A.

      Soluzione: Formale riconoscimento qualitativo/quantitativo dei Fornitori.

      Il sistema, analogo al bonus/malus delle assicurazioni, fornirebbe un indicatore numerico utilizzabile nelle gare quale punteggio di favore acquisito nel tempo, ai fini di eventuali riconferme.


    • Terzo problema: Rapporti con gli Istituti di Credito.

      Soluzione: Istituzione di un “difensore economico“ che negozi tra esigenze e possibilità aziendali e regole/politiche bancarie.

      Il ruolo, ovviamente ufficialmente riconosciuto, potrebbe portare al superamento della “impari lotta“ tra artigiano/piccolo imprenditore e Istituto di Credito.


  • Domanda: Come giudica la qualità del rapporto della Sua azienda con le banche? E con la Pubblica Amministrazione?

    Risposta - La qualità del rapporto tra P.M.I. ed Istituti di Credito è fortemente squilibrato a favore di chi detiene la migliore cultura tecnico/economica specifica.

    Come tutte le relazioni tra Consumatore ( utente ) e Fornitore di servizio, l’efficacia del rapporto è legata alle capacità relazionali di chi ne assume la leadership in qualità di detentore delle maggiori conoscenze in merito. In sostanza, la qualità del rapporto è direttamente proporzionale alla competenza dell’utente.

    Per la P.A. si può traslare in parte lo stesso concetto. Il rapporto è positivo in tutti quei casi in cui emerge il concetto dell‘indispensabilità dello specifico fornitore per il buon funzionamento della P.A. in questione; è molto più aleatorio e diffidente nei confronti di nuovi operatori che si affacciano come potenziali fornitori. Questo atteggiamento di tipo protezionista e conservatore è dannoso per tutti gli attori in campo perché, come spesso poi risulta in pratica, i potenziali fornitori si deprimono e non riescono ad esprimere le loro idee; quelli già presenti si impigriscono e la P.A. non gode del miglior prodotto.

    In definitiva emerge la necessità/opportunità di migliorare l‘attuale qualità dei rapporti, sia con le Banche che con la P.A.. Come farlo? Attraverso processi non traumatici (di ansia e stress ce ne sono già abbastanza..) che riconoscano la solidità di tanti rapporti esistenti, offrendo però uno spazio esclusivo riservato al nuovo. Per le Banche, tutto ciò significherebbe un miglioramento del rapporto di fiducia verso nuove strutture; per la P.A. una parcellizzazione di alcune commesse aperte ad una più significativa concorrenza, senza peraltro penalizzare fornitori seri.


  • Domanda: A Suo avviso, le attuali regole del mercato del lavoro consentono una gestione delle risorse umane in linea con le esigenze dell‘ impresa?

    Risposta - In linea di principio, le attuali regole del mercato del lavoro possono essere valutate positivamente. Tuttavia il problema non sta nelle regole, ma nella cultura e nell‘interpretazione delle stesse da parte di tutte le realtà coinvolte: imprenditori, lavoratori, OO.SS., Magistratura.

    Obiettivo di un imprenditore è quello di fare Impresa e per raggiungere lo scopo ha bisogno di risorse umane motivate e partecipative. Quindi deve comportarsi di conseguenza. Se non lo fa, deve pagarne le conseguenze.

    Scopo dei lavoratori è quello di raggiungere, attraverso il compenso e le condizioni lavorative, il soddisfacimento di esigenze legittime, vivendo il Lavoro come una componente essenziale della propria vita e quindi senza frustrazioni e disinteresse. Se non ricambia il lavoro con la propria correttezza e partecipazione, danneggia se stesso ed i suoi colleghi e come tale deve essere penalizzato.

    Alle OO.SS. ed alla Magistratura è delegato il compito di arbitri imparziali, non preconcetti.

    La condivisione di ruoli e compiti dei vari attori, nonché il loro rispetto reciproco, esaltano la validità delle Regole; la furba interpretazione dei ruoli e dei compiti (... non delle regole ...) è la sostanziale origine della conflittualità.


  • Domanda : Qual’ è la particolare situazione del Suo settore all’interno del quadro economico generale?

    Risposta - Il settore di appartenenza è quello dei servizi in outsourcing e come tale rappresenta una nicchia.

    In generale, si può dire che il settore è specializzato in capacità solutive duttili e veloci e nella sua essenzialità è privo di quelle influenze esterne che incidono in forma più significativa in altri settori. Sia in senso positivo che negativo, presenta oscillazioni contenute, al netto di potenziali sconvolgimenti legislativi che ne svuotassero il ruolo (ad esempio: regole che imponessero alle P.A. esclusivamente l’impiego di risorse interne con una visione statalista del lavoro! ).